30 ottobre 2010 ~ 2 Comments

A cavallo tra le diverse culture: la mediazione culturale con EQUITABILE®

Il fenomeno migratorio è ormai da anni entrato a fare parte della vita quotidiana di ognuno, penetrando i diversi ambiti di cui si compone la vita in società, investendo di nuove sfide soprattutto i servizi educativi e le istituzioni scolastiche; questi vengono investiti del difficile compito di trarre da questa situazione di pluralità le risorse necessarie a innescare una comunicazione ed uno scambio tra orizzonti diversi, stimolando un reciproco confronto e riconoscendo la legittimità di ogni cultura nel rispetto delle necessarie differenze.
L’obiettivo è quello di mettere in pratica il diritto dei giovani immigrati di crescere in questo Paese con le medesime possibilità di costruirsi un futuro dignitoso e nel quale le disugualianze nella società si vadano sempre più assottigliando. Le scuole e i servizi educativi sono quindi luogo di continue e molteplici mediazioni di tipo sociale, cognitivo, valoriale e comunicativo che concorrono a sviluppare quel senso di integrazione sociale così fondamentale per la reale creazione di una società più coesa, armonica e plurale, nella quale anche i minori provenienti da altri paesi abbiano la possibilità di partecipare in quanto cittadini a tutti gli effetti.

Spesso le scuole ed i servizi educativi per minori stranieri si avvalgono della collaborazione di figure specializzate che si pongono quali agevolatori della comunicazione tra famiglie straniere ed istituzioni, promotori del riconoscimento e della valorizzazione dello scambio culturale, dell’inserimento scolastico dei bambini stranieri e dei rapporti di collaborazione tra comunità straniere e comunità italiane: i mediatori culturali. La risorsa della mediazione culturale è quindi polifunzionale e versatile e dovrebbe servire a gestire, in un’ottica di integrazione, le differenze più marcate innescando una “circolarità” tra culture, e soprattutto un maggiore contatto comunicativo tra cittadini di diverse origini al fine di prevenire l’isolamento sociale e la chiusura culturale.

In nostro sistema scolastico ed educativo si trova tuttavia in una situazione di difficoltà diffusa nell’affrontare autonomamente quello che di base, e se non opportunamente affrontato è il problema dell’integrazione sociale degli alunni stranieri: le difficoltà linguistiche, che spesso si sovrappongono a situazioni di disagio abitativo, economico e sociale, rappresentano un ostacolo non solo a livello relazionale, ma anche nel percorso scolastico fondamentale, a maggior ragione per questi minori, nella costruzione di un futuro lavorativo dignitoso; infatti gli alunni stranieri che si cimentano con programmi didattici senza aver ancora appreso completamente la lingua italiana non possono che provare un senso di frustrazione e di inadeguatezza, oltre al fatto che le loro conoscenze pregresse, le loro risorse e abilità pratiche nel sistema dei programmi didattici scolastici non vengono valorizzate.

Questi ragazzi sperimentano quindi un senso di ingiustizia e di fallimento che induce vissuti depressivi, rabbia aggressività e rifiuto della società in cui si trovano a dover crescere. Questa situazione deve essere affrontata su più fronti dalle iniziative del privato sociale in grado di mettere in pratica strumenti di lavoro differenziati ma convergenti nell’obiettivo di promuovere un sentimento di reale appartenenza nei minori stranieri alla società italiana, combattendone l’emarginazione.

In quest’ottica lo sport è una risorsa fondamentale, in quanto situazione sociale in grado di creare occasioni di incontro spontanee, non necessariamente legate a canali ufficiali, nelle quali intorno ad un’unica passione sportiva si riuniscono e si conciliano genti portatrici di valori e idee altrimenti difficilmente conciliabili; lo sport è un fattore di mediazione fondamentale ed un elemento di aggregazione e ricreazione che catalizza efficacemente l’incontro e la potenziale creazione di relazioni sociali anche per quei tessuti più disagiati che vivono con un senso di eterno fallimento l’incontro con le istituzioni, quali la scuola. Nella fattispecie la creazione di situazioni sportive in collaborazione con operatori specializzati nel favorire la coesione sociale tra gruppi sociali differenti, i mediatori culturali, potrebbe rivelarsi un’importante opportunità di coesione ed integrazione tra comunità diverse.

L’equitazione Integrata EQUITABILE® come opportunità di inclusione sociale per i bambini stranieri.

Relazionarsi con la diversità è uno degli aspetti fondamentali dell’esperienza attuale, la capacità di empatia, ovvero l’immedesimazione in un altro individuo sia sul piano cognitivo sia su quello emotivo riveste un ruolo fondamentale nell’educazione dei bambini e può essere stimolata tramite l’equitazione integrata. In questo senso promuovere iniziative nelle quali i bambini di diversa provenienza entrino insieme in relazione con gli animali acquista una valenza peculiare e diviene uno strumento valido per stimolare a instaurare rapporti positivi anche con i propri simili provenienti da paesi diversi: il ruolo che un rapporto positivo del bambino con l’animale riveste nel facilitare la comprensione del diverso, in questo caso lo straniero, ha un’importanza particolare nella promozione dell’integrazione sociale.

L’animale, proprio nella duplice natura di simile e diverso è di per sé un mediatore che permette al bambino di elaborare in modo graduale i concetti di alterità, di vincolo comunicativo, di diversità. Il cavallo rappresenta una grande risorsa in questo senso, nella pratica della rieducazione equestre rappresenta un forte elemento di mediazione “neutra” tra cavalieri e operatore, un elemento catalizzante della comunicazione necessaria nell’attività equestre in cui la relazione è triangolare: l’attività in maneggio presuppone lo sviluppo di una capacità relazionale complessa che si gioca su tre elementi l’operatore, il cavaliere, il cavallo. L’operatore tradizionalmente si pone come un elemento di mediazione tra il cavallo ed il cavaliere al fine di permettere a quest’ultimo di leggere il linguaggio dell’animale ed elaborare autonomamente delle risposte adeguate a guidarlo.

Queste risposte devono essere comunicate al cavallo in un linguaggio comune, intenzionale quindi un codice ibrido che permette ad entrambi, per quanto diversi, di capirsi e collaborare nell’esercizio equestre. Questa nuova competenza, la lettura di un codice comunicativo differente, la costruzione di un linguaggio comune al fine di creare un lavoro d’insieme tramite la costruzione di una comunicazione positiva ed inclusiva tra esseri diversi (l’uomo ed il cavallo) è uno stimolo fondamentale all’integrazione tra ragazzini italiani e ragazzini provenienti da paesi diversi. Il ruolo del mediatore culturale nell’equitazione integrata finalizza il lavoro in maneggio a creare un’occasione di collaborazione tra gruppi di ragazzi misti: la comunicazione è finalizzata alla cura del cavallo, all’esecuzione di esercizi in terra e in sella sperimentando nuovi codici comunicativi e stimolando la partecipazione attiva anche di quei ragazzini che non riescono a trovare una sufficiente motivazione nella didattica scolastica.

Questa attività, veicolata dal mediatore culturale verso l’obiettivo di creare una maggiore integrazione nei gruppi misti, permette di valorizzare le abilità pratiche nonché le conoscenze pregresse che molti ragazzini stranieri posseggono nella gestione degli animali (poiché in molte comunità agricole gli animali rappresentano un elemento fondamentale nel lavoro). In questo senso le opportunità di aggregazione tra comunità differenti, benché regolate da uno specifico progetto, si slegano dall’apprendimento tipicamente didattico e si riconvertono stimolando una partecipazione più attiva e protagonista nei ragazzini stranieri che sperimentano così la possibilità di esprimere la propria personalità, mettendo in gioco le proprie emozioni, acquisendo nuove competenze all’interno di un’esperienza ludico – sportivo – educativa motivante.

Di fatto i mediatori culturali uscendo dalle scuole per agire in contesti informali ed aggregativi, quali i maneggi e le associazioni sportive in genere, possono sperimentare una metodologia innovativa ed originale di approccio al problema dell’inserimento sociale dei minori stranieri, facendo leva non tanto sulle tradizionali competenze lingustico – didattiche, ma sullo stimolo e sulla motivazione a entrare in relazione con l’altro, sia esso un cavallo o una persona percepita “diversa”.

Manuela Lera
(Mediatrice Culturale e Tecnico di Equitazione Integrata EQUITABILE®)

2 Coommenti to “A cavallo tra le diverse culture: la mediazione culturale con EQUITABILE®”

  1. Paola 4 dicembre 2010 at 13:51 Permalink

    beh mi sembra un’iziativa piuttosto utile…ma come requisiti richiesti rientra la conoscenza di qualche lingua? io sto seguendo dei corsi universitari come mediatrice linguistica…per cui diciamo che le lingue sono il fondamento su cui costruire il resto…

    • Roberto 4 dicembre 2010 at 15:05 Permalink

      Salve!
      Grazie per questa sua importante considerazione; ci da lo spunto per chiarire a tutti i nostri lettori che nella definizione di un progetto, per uno sviluppo organico e professionale, è determinante il supporto di consulenti ed esperti all’interno di un gruppo di lavoro.
      Nella mediazione culturale l’aspetto linguistico è la base, come giustamente sostiene Lei, Paola: senza mediatori ed educatori competenti nel campo si rischia di non riuscire minimamente a raggiungere gli obiettivi prefissati!
      Personalmente sono sempre molto attento a nuovi spunti ed idee per migliorare la divulgazione di attività di tipo educativo ed inclusivo, attraverso lo sviluppo di una rete di professionalità e know-how trasversali che possono aiutare i progetti ad essere sempre più in linea con le reali esigenze della società.
      L’importanza di un lavoro di equipe permette così alle singole professionalità di potersi esprimere per il raggiungimento di un obiettivo comune: ecco perchè conoscere lingue straniere (soprattutto quelle tipiche della mediazione più sociale, come l’arabo, il rumeno, il cinese e tante altre) è un punto di favore. Se l’operatore equestre non dovesse conoscere le lingue -cosa che è molto probabile- sarà opportuno avere il supporto di professionalità come la sua di mediatori linguistici…

      Grazie del contributo: se interessata ad aiutarci nel divulgare aspetti importanti di mediazione siamo a completa disposizione per una collaborazione!


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