30 luglio 2010 ~ 0 Comments

Improvvisazione? No, Grazie!

L’improvvisazione si rivela sempre pericolosa in un contesto dove è indispensabile competenza, sensibilità e spirito di servizio verso i più deboli. Quando infatti ci si rivolge alle cosiddette “risorse umane”, soprattutto in contesti educativi come quello dell’Equitazione Integrata, o di tipo riabilitativo, come gli ambiti di intervento riconducibili all’ippoterapia o alla riabilitazione equestre, il rischio di fare più male che bene è sempre all’orizzonte.

L’equitazione rivolta alle Persone Deboli nasce dal desiderio di intraprendere un cammino educativo con i ragazzi diversamente abili o a rischio di esclusione sociale, insieme all’amico cavallo, così da proporre una relazione stimolante che, attraverso il confronto e la conoscenza reciproca, alimenti un rapporto rispettoso delle singole coscienze, autonomie e libertà individuali attraverso Regole condivise e rispettate.

Impegnarsi in questa attività implica, da parte dell’operatore, oltre una certa predisposizione affettiva, la capacità di compiere le attività in modo adeguato e produttivo, tenendo conto della specificità e della diversità dei casi e sempre con estrema attenzione verso la Sicurezza (non dimentichiamoci che il cavallo può anche diventare pericoloso se gestito in modo non opportuno) ed una cosciente progressione educativa.

È necessaria, inoltre, da parte del Tecnico una buona preparazione non solo esperenziale ma anche di tipo culturale, così da evitare dannose improvvisazioni o atteggiamenti inopportuni che finirebbero per provocare danni irreversibili all’utente e dal punto di vista fisico e dal punto di vista psicologico. Improvvisare, assumersi un ruolo senza preparazione specifica, inventare al momento, tentare di fare senza programmare quando si tratta di persone “deboli”, fragili e indifese, non solo è moralmente e socialmente inaccettabile ma è addirittura condannabile eticamente e giuridicamente.

Chi si avvicina al mondo dei diversamente abili, infatti, deve essere disposto a sentire le loro emozioni, a capirne gli affetti e ad agire con delicatezza, deve essere attento, ricettivo e incline ad entrare in empatia con loro.
L’operatore deve adattare le attività alle esigenze, alle attitudini e allo specifico tipo di handicap di cui il disabile è portatore. Un inserimento realizzato in condizioni sfavorevoli o addirittura ostili può, infatti, danneggiare gravemente il praticante inducendolo a dubitare sull’idoneità degli strumenti utilizzati dal tecnico e dalla sua reale competenze professionale.

Compito dell’operatore  non è soltanto di aiutare la Persona a sviluppare nuove abitudini o competenze, ma di responsabilizzarla e renderla consapevole delle proprie potenzialità. Per esempio, quando il soggetto disabile è un bambino, occorre tenere conto della sua plasticità e del suo essere inserito all’interno di una dinamica familiare in evoluzione.

Troppo spesso la nostra Società ci impone alti livelli performativi e obiettivi che mirano unicamente a monetizzare l’impegno e le attività proposte: nel Sociale un approccio di questo tipo è completamente errato proprio perchè limita enormemente il valore del singolo e delle sue potenzialità, soprattutto quando questo è debole. Le attività di tipo educativo, riabilitativo o ricreativo sono inoltre spesso percepite come un peso (economico) per la Società che non riesce a viverle come investimento per il futuro.

Il mondo equestre è anch’esso pervaso di questo tipo di superficialità e sempre più spesso l’improvvisazione regna sovrana sia nel campo dell’addestramento dei cavalli che dell’istruzione equestre, con conseguente produzione di soggetti -umani o animali- con piccole o grandi tare o malesseri dettati da esperienze con “Tecnici” dell’ultimo momento…
Nell’ippoterapia e nella attività equestri rivolte a persone svantaggiate vi è inoltre un certo senso comune che queste portino “agevolazioni” tra le più fantomatiche ed illusionistiche: maneggi coperti, contributi, finanziamenti…
Questo induce (ed ha indotto negli anni passati) alla “rincorsa all’oro”. Troppi centri, per sbarcare il lunario propongono “ ippoterapia”, spesso senza avere le minime basi tecniche, senza impianti e strumenti idonei e, soprattutto con cavalli molto vecchi e malandati; tutto senza aver chiaro che il SOLO (d)istruttore di equitazione non è automaticamente “Terapista”!

Terminiamo questo scritto con una sezione un pò “romantica” ma reale per coloro che vivono il loro lavoro (o volontariato) nel pieno spirito di servizio: trascorrere parte del proprio tempo con persone “deboli” significa potersi rendere conto del vero senso della vita, delle piccole cose, dell’importanza di un gesto, un saluto, una stretta di mano…..
Non si deve dimenticare che il portatore di handicap è una persona con gli stessi diritti e doveri di chiunque altro,  un individuo con carattere e personalità proprie , che ha la forza di vivere e interagire con la società.

L’operatore, pertanto, deve porsi con pazienza e disponibilità in atteggiamento di ascolto ossia di attenzione alle esigenze dell’altro. Di fronte alla persona affetta da disabilità o disagio, sempre considerata anormale, commiserata e compatita, l’educatore non può non imbattersi nella sua sconvolgente normalità : normalità di vivere e trasmettere i veri valori della vita!!

Antonello Brazzi
Operatore Superiore di Equitazione Integrata
EQUITABILE®

Lascia un commento

+(reset)-