Quando l’equitazione si rivolge alle persone sorde
L’equitazione da un punto di vista fisico, oltre che psichico, emotivo e sociale, ha effetti molto precisi sul nostro corpo; crea un forte potenziamento muscolare, aiuta a trovare l’esatta percezione del corpo nello spazio, “regala” sensibilità al movimento ed orientamento spaziale.
In particolare nei casi di ipoacusia, tutte questi risultati hanno ancora più valore per le difficoltà oggettive date dalle conseguenze della sordità. Questa infatti crea problemi all’equilibrio, all’orientamento e quindi alla percezione del proprio corpo nello spazio.
L’equitazione integrata pertanto, attraverso progetti specifici ed individuali può aiutare il soggetto a trovare una dimensione migliore.
Le reazioni di equilibrio per esempio possono essere stimolate in modo positivo grazie al movimento del cavallo ed in modo attivo con esercizi mirati eseguiti anche volontariamente al fine di aumentare sempre di più l’ autonomia nel montare e quindi la sua autostima che elevandosi, porta il cavaliere ad essere più sicuro di sé e di ciò che fa, mettendolo nella condizione di dimenticare o di non centralizzare la sua disabilità, focalizzando invece l’ attenzione sulle sue abilità.
Ma facciamo un passo in dietro.. tutto questo non potrà mai essere messo in atto e tantomeno raggiunto se prima non si lavora attentamente sulla comunicazione; parlando di cavaliere ipoacusico infatti bisogna prima di tutto essere a conoscenza del codice comunicativo ed espressivo da lui utilizzato, non solo nei confronti dell’eventuale operatore o istruttore, ma anche e soprattutto di quello usato con il cavallo che necessariamente e naturalmente si crea al fine di capirsi e rispettarsi in tranquillità. Per quanto ci riguarda in quanto udenti, dovremo sforzarci di dimenticare i suoni e tutto ciò che ruota intorno alla comunicazione verbale al fine di dedicarci alla scoperta di un modo nuovo di percepire il mondo che ci circonda e noi stessi; dovremo porre molta attenzione a canali sensoriali come la vista, il tatto e l’olfatto, perché non dimentichiamolo mai, le orecchie di un sordo sono proprio i suoi occhi.
TATTO, OLFATTO ED ISTINTO…
Per il cavaliere sordo la conoscenza del cavallo è fondamentale; egli è molto attento e molto sensibile al linguaggio non verbale e deve essergli data la possibilità di osservare l’animale, toccarlo, percepire i movimenti dei suoi muscoli ed i suoi tremolii. Tra di loro deve poter nascere quel feeling che solo loro possono creare, poiché per farlo emergere utilizzano entrambi codici non verbali istintivi. Non a caso la maggior parte dei bambini sordi vorrebbe montare “a pelo”.
Per questo motivo quindi, proprio per il suo ruolo di presentazione e conoscenza tra cavallo e futuro cavaliere, il “lavoro a terra” ha un’ importanza fondamentale. Attraverso quest’ultimo infatti, il bambino sordo avrà maggiore percezione del corpo dell’animale, delle proprie proporzioni rispetto a lui, del colore del manto, degli odori e di ciò che può trovarsi sotto le sue dita: pelo morbido, ruvido, ispido, sudato, caldo, fresco.. tutte sensazioni che una volta in sella riconoscerà come familiari. In questo modo il bambino potrà avvicinarsi al cavallo nella maniera più naturale, affrontando gli eventuali normali timori con alcuni strumenti in più. Saprà fidarsi del suo nuovo amico.
IN SELLA: L’IMPORTANZA DELLA VISTA
Una volta in sella, cavallo e cavaliere già si conoscono abbastanza visto che entrambi sono già in possesso di buoni strumenti per capirsi; a questo punto entrambi devono “ascoltarsi”, ovvero devono cercare di comunicare reciprocamente attraverso richieste seguite da conferme o nuovi tentativi magari, con l’utilizzo di tecniche o codici differenti. Nessuno dei due dovrà mai ignorare la risposta dell’altro, altrimenti la comunicazione non sarà più scambio ma esclusivamente pretesa..
“Ascoltandosi” diventeranno col tempo complici l’ uno dell’altro.
Quando però cavaliere e cavallo si trovano in campo, oltre a loro saranno presenti anche operatore ed eventualmente istruttore, i quali sono estranei alla relazione instaurata dai due e che devono trovare il modo più efficace per entrare in comunicazione con entrambi ed in particolare con il cavaliere sordo che non può sentire nessuna spiegazione o suggerimento verbale. La relazione è di nuovo tutta da costruire.
Il cavaliere può essere segnante (utilizza perciò la Lingua Italiana dei Segni, L.I.S.), oralista (lettura labiale), oppure può portare le protesi retroauricolari. In entrambi i casi comunque, bisogna tenere presente che la percezione dei suoni, potrà essere nulla, parziale o disturbata e che pertanto non si potrà contare sull’utilizzo della voce, anche perché se la ripresa si svolge nel rettangolo, le distanze sono troppo ampie.
La vista. In tutti i casi riportati sopra, qualsiasi sia la loro rieducazione, la vista è il canale base da utilizzare. E’ fondamentale quindi che il cavaliere per comprendere ciò che deve fare deve poter guardare in viso chiaramente chi sta comunicando con lui.
QUALCHE STARTEGIA
Gli elementi in gioco sono molti e l’attenzione deve essere alta. Prima di tutto sarebbe meglio effettuare le riprese di giorno, quando la luce del sole rende più chiaro ciò che dobbiamo vedere.
Generalmente, all’inizio della ripresa cavallo, cavaliere, istruttore e operatore sono al centro del rettangolo per effettuare le spiegazioni degli esercizi e dei percorsi da svolgere successivamente. Se il cavaliere è oralista per esempio, trovandosi molto vicino all’istruttore, sarà in grado in questa circostanza di leggere sulle sue labbra ciò che sta dicendo, per poi eseguire; se invece il cavaliere è segnante, lo scambio necessiterà da subito di una traduzione in L.I.S. che per quanto simultanea, prevederà tempi un pochino più lunghi.
Il problema però a questo punto emerge per entrambi quando iniziano il percorso e quando quindi le distanze tra cavaliere e fonte di informazioni, iniziano a farsi sempre più lontane.
Ma come fare a raggiungere il cavaliere che ovviamente sta guardando davanti a sè?
Se il cavaliere è principiante però autonomo (cioè l’assistente non è presente), l’istruttore si posiziona al centro del rettangolo e l’operatore cercando di trovarsi sempre di fronte a cavallo e cavaliere fa in modo di precederli costantemente per avere un continuo contatto oculare con quest’ultimo.
In generale infatti un cavaliere sordo non ancora esperto proprio a causa del suo deficit, può essere poco coordinato e avere poco equilibrio; può accadere che una volta in sella, girandosi magari proprio alla ricerca dello sguardo dell’operatore, possa inclinarsi leggermente da un lato modificando il suo assetto e quindi allontanandosi dalla postura corretta che potenzialmente lo rende sicuro, scatenando magari delle preoccupazioni con il risultato di rendere sempre più difficile la comunicazione con chi invece la sta cercando. Il cavaliere sordo infatti in questa situazione è facile che chiudendosi nella sua preoccupazione, chiuda anche il suo canale visivo raccogliendo la sua postura in avanti mantenendo uno sguardo basso.
E’ in momenti come questi che l’operatore deve essere in grado di cercare e trovare lo sguardo del suo cavaliere per tranquillizzarlo e aiutarlo a trovare la soluzione al suo problema. Nel caso invece si tratti di un cavaliere già esperto e quindi più sicuro di sé e del suo assetto, l’istruttore sta al centro e l’operatore in accordo con il cavaliere si posiziona in un angolo del rettangolo al quale regolarmente ad ogni giro di pista, il cavaliere trovandosi nell’angolo opposto, dovrà fare riferimento per ricevere indicazioni o suggerimenti.
Ma la comunicazione vera e propria, come avviene?
Se il nostro cavaliere fosse oralista, vista la lunga distanza tra A e C (le lettere disposte nel campo di lavoro secondo la normale sequenza), bisognerebbe trovare magari un punto più vicino.
Se invece si tratta di un cavaliere segnante la traduzione in L.I.S. per essere efficace deve essere chiara ed immediata. A tal proposito l’operatore sarà vestito di scuro per contrastare la pelle delle mani, inoltre operatore e cavaliere, avranno precedentemente stabilito alcuni segni convenzionali, magari anche inventati da loro, per velocizzare maggiormente la comunicazione permettendole di essere il più esauriente possibile nel minor tempo/spazio percorso dai quattro arti del cavallo. Strategia quest’ultima che, con una adeguata preparazione, può essere utile anche nella comunicazione con un cavaliere oralista.
IL PUNTO DEBOLE..
Se è vero che quando l’istruttore indica oralmente un errore al cavaliere udente, questi “subito” lo corregge seguendo la successione stimolo esterno/ risposta; nel cavaliere sordo questo non avviene, o meglio si verifica con tempi differenti a causa del ritardo anche se pur minimo, dovuto alla traduzione. Pertanto la sequenza che seguita dal cavaliere non sarà più stimolo esterno/ risposta, ma stimolo esterno/ ascolto e traduzione dell’operatore/risposta del cavaliere.
Le conseguenze di questo ritardo sono evidenti soprattutto in cavalieri abbastanza esperti e quindi in esercizi come barriere a terra, percorsi strutturati, piccoli ostacoli ecc., per i quali il suggerimento o la correzione hanno grande efficacia se vengono percepiti esattamente nel momento in cui si sta sbagliando, affinchè possano essere immediatamente corretti.
CONCLUDENDO..
..Vorrei ringraziare Michela e Denise senza le quali non avrei scoperto certi trucchi e certe strategie, che grazie alla loro disponibilità potranno giungere a chiunque ne sarà attratto..
..ed essendo lontana anni luce dal “regalare” soluzioni, perché di soluzioni generali non ne esistono, rifletto sul fatto che i nostri sensi, tutti, sono grandi doni ed enormi potenzialità a tal punto che è un peccato utilizzarle solo in parte..
A tale proposito consigliamo di visionare una pagina specifica di Sordionline dal titolo: “La mia passione per i cavalli e l’equitazione” di cui alleghiamo sotto la traduzione dell’intervista.
Simona Ammirati
Operatrice di Equitazione Integrata EQUITABILE®
Educatrice Professionale e Facilitatrice Relazioanle LIS





