Quando l’ippoterapia incontra la progettazione educativa.
Nella concezione abituale del nostro mondo equestre quando ci si rivolge a persone affette da disabilità o deficit si parla sempre di ippoterapia o, meglio, di riabilitazione equestre, come se queste fossero le uniche attività proponibili a questa particolare fascia di utenza.
Non essendo tale pratica ancora riconosciuta a pieno titolo dal Sistema Sanitario Nazionale come attività riabilitativa convenzionale, è soggetta al rischio di contribuire a diffondere una disinformazione di fondo che può condurre ad incentivare forme di pubblicità o promozione ingannevoli.
E’ altresì vero che non è ancora matura una consapevolezza -e piena accettazione- delle diverse abilità nel loro complesso; a maggior ragione spesso non siamo culturalmente pronti ad affrontare appieno le possibili strategie per includere e venire incontro alle esigenze delle persone affette dalle diverse caratteristiche invalidanti.
Le famiglie di bambini e ragazzi diversabili o, peggio ancora, realtà importanti del tessuto locale (come la scuola dell’obbligo, i medici di base, gli educatori professionali, gli insegnanti di sostegno o gli stessi Centri Diurni o Servizi per la Formazione delle Autonomie, ecc…) credono che qualunque maneggio possa svolgere ippoterapia; giungono nei nostri centri equestri con una buona dose di confusione in materia di aspettative e, se genitori direttamente coinvolti nel problema del figlio, drammaticamente esponibili a circonvenzioni varie…
Ecco perché quotidianamente vediamo e sentiamo di maneggi o persone che “fanno” ippoterapia, come se questa sia la sintesi del mettere a cavallo persone disabili…
E’ importante sottolineare che l’ippoterapia rappresenta un insieme di tecniche rieducative, sviluppate da personale medico o riabilitativo -sicuramente sanitario- che ha come obiettivo principe quello del superamento dei danni sensoriali, cognitivi o neuromotori attraverso l’utilizzo del cavallo come strumento di riabilitazione.
Per giungere a tali obiettivi di alto profilo qualitativo è indispensabile la presenza di una equipe multidisciplinare che possa prendersi in carico la persona-paziente per lo svolgimento di un percorso –ribadiamo- riabilitativo, fatto di obiettivi sanitari, metodologie appropriate e verifiche periodiche.
Credere però che con l’ippoterapia si possa ottenere la guarigione completa di una qualsiasi disabilità è un grande errore di forma. Sicuramente può condurre ad un miglioramento del livello qualitativo delle performance in abilità residue e di benessere, attraverso soprattutto la sfera ludica e ricreativa che il cavallo e l’equitazione suggeriscono.
Pur non volendo ragionare in modo settoriale è indispensabile scindere l’aspetto puramente riabilitativo da quello educativo, ricreativo e sportivo.
Se è vero, come già scritto, che per svolgere attività di tipo riabilitativo è indispensabile la presenza di tecnici specializzati, è altresì determinante che per proporre attività di diverso tipo, come quelle integrate da differenti obiettivi educativi e socializzanti, è indispensabile l’apporto di figure professionali alternative, con specifiche competenze, non certamente riabilitative.
Ecco che a questo punto si aprono nuove potenzialità di offerta differenziata non solo concentrando l’attenzione sulla parte non abile della persona –quindi l’area riabilitativa vera e propria, l’ippoterapia, appunto- ma contribuendo ad accettare “la stessa persona”, fatta di una parte abile ed una parte non abile o diversamente abile, attraverso programmi di tipo ricreativo, educativo… sportivo vero e proprio!
Naturale ambito di appartenenza, dove l’ambiente sportivo e la mediazione di forte polarizzazione affettiva quale quella del cavallo la fanno da padrone, è pienamente rientrante nelle proposte sotto egida CONI, delle FSN e degli Enti di Promozione Sportiva.
Molti di questi Enti di Promozione del CONI, pur avendo i riconoscimenti ministeriali per le attività di tipo assistenziale, hanno nei loro Statuti un punto di fondamentale importanza: una specifica attenzione ai soggetti che incontrano maggiori difficoltà nell’inserimento della vita sociale e, nello specifico una particolare cura ed attenzione alle attività dei diversamente abili.
In un mondo dove il campanilismo spopola indisturbato è normale che ognuno voglia avere la verità dalla sua parte; questo conduce molto facilmente ad una forma di screditamento del lavoro altrui con l’ingenua certezza che questo porti ad evidenziare la supposta superiorità…
In aggiunta, molte tra le più importanti realtà che propongono ippoterapia tendono ad inglobare tutte le offerte equestri “speciali” nella sfera di influenza, contribuendo ad alimentare quella disinformazione che vorremmo abbattere con questo breve scritto.
Ecco perché a nostro umilissimo giudizio è importante sostenere le specificità delle differenti proposte: per sviluppare la più ampia offerta, implementare conoscenza e consapevolezza, e per contribuire a venire incontro ad esigenze differenziate che possano prevedere una valida alternativa dalla terapia.
E se la relazione con il cavallo, per le sue intime caratteristiche zooantropologiche e referenziali può imprimere importanti ritorni in materia di interscambio relazionale e di abilità generalizzabili alla vita di tutti i giorni, nelle attività equestri rivolte al Terzo Settore vi è la reale possibilità di vivere esperienze educative fondamentali per lo sviluppo di una personalità matura ed efficace.
Per ottenere una congrua ricerca della Persona –consapevolmente responsabilizzata delle sue peculiarità in relazione alle soggettive competenze ed abilità- è importante la mediazione di personale tecnico specializzato nel campo pedagogico – sportivo, in grado di progettare un piano educativo finalizzato all’ottenimento di obiettivi di tipo educativo, relazionale ed inclusivo.
Siamo però ancora all’inizio di una lunga e tortuosa strada che parte dalla formazione di tecnici che non mirino alla performance o al raggiungimento di obiettivi tecnici sportivi –quindi alla ricerca dell’atleta-, bensì operatori in grado di ricercare e consolidare in primis la Persona; trovata questa l’atleta sarà più facile da plasmare!
Ma questo è un altro argomento…






Gran bell’articolo! Complimenti per aver spiegato questi aspetti così importanti dell’educazione in un contesto che non credevo potesse avere tanti punti in comune con l’educazione “generale”.
Sono educatrice professionale e vedo nel mio lavoro tanta volontà di fare ma anche tanta superficialità in alcuni servizi dove sono coinvolta.
Ho scoperto che anche con l’equitazione si può creare una progettualità finalizzata all’educazione speciale; mi piacerebbe vedere di persona le vostre attività… sarebbe possibile?
Romina
Ciao!
grazie per le tue gentili considerazioni: in genere gli educatori non hanno dimestichezza con attività particolarmente alternative quali quelle inerenti la mediazione animale; troppo spesso come hai potuto notare da questo articolo e dal nostro sito in generale, luogo comune è quello di considerare sempre l’aspetto puramente riabilitativo dell’equitazione proprio perchè è l’area più “storica” e pubblicizzata.
Personalmente ho imparato molto dagli amici educatori professionali e devo dire che l’interazione con loro (attraverso collaborazioni con CDD o Cooperative Sociali di tipo A ad esempio) mi ha aperto molto gli orizzonti sulle potenzialità del mio lavoro sul fronte educativo!
Se vorrai venire a vedere le nostre proposte sarai la benvenuta: contattaci però via mail in modo che potremo fornirti un indirizzo di nostri operatori della tua zona (info@equitabile.it)
A presto
Roberto